Poker online, nuova scommessa italiana
Per il poker online i numeri sono impressionanti. Lanciato a settembre 2008, nel primo mese gli italiani hanno giocato sui siti autorizzati 19 milioni di euro e mezzo. Nemmeno un anno dopo — secondo le stime di Agipronews — siamo arrivati a 200 milioni di euro. Dieci volte tanto. E se guardiamo alle previsioni per tutto il 2009 il totale è di 2 miliardi. Grosso modo la stessa somma che gli italiani hanno speso per i regali di Natale del 2008.
Il ruolo del poker nel panorama nazionale ed internazionale è cambiato negli ultimi due anni in modo assolutamente radicale: da gioco considerato 'pericoloso' e associato molto spesso all'azzardo e all'illegalità si è trasformato in una passione da vivere alla luce del sole.
Due le novità che hanno reso possibile questo capovolgimento di fronte: la prima è la legalizzazione del gioco online che da meno di un anno è sbarcato sui siti autorizzati dai Monopoli di Stato eliminando (o quasi) i siti clandestini. La seconda è il Texas Hold’em, il poker sportivo che può far vincere tanto ma perdere al massimo la posta iniziale, senza il rischio di bruciarsi tutto in una notte.
Questo nuovo modo di giocare a poker, arrivato direttamente dagli Usa, ha fatto esplodere la passione e l'interesse intorno al gioco: si perde al massimo la «tassa d’ingresso» che nella maggior parte dei tornei è sotto i 100 euro. Certo, c’è chi chiede di più e chi organizza tornei a ripetizione nella stessa serata, facendo salire di molto i rischi. Ma il grosso dei tornei dal vivo resta lontano dai numeroni da bisca. Una «calmierizzazione» del piatto che, a guardare le cifre, sembra aver funzionato. Resta stabile la fetta di italiani che dice di aver giocato a poker almeno una volta l’anno, il 40 per cento della popolazione adulta. Ma sono raddoppiati quelli che giocano «abbastanza regolarmente », passati da 480 mila a 970 mila.
Secondo alcuni il poker è addirittura una carta da giocarsi per trovare un lavoro: se giocate a poker scrivetelo nel curriculum, dicono alcuni cacciatori di teste. «Come per gli scacchi — spiega Giuseppe Circosta di Cesop Communication, azienda che si occupa di orientamento post laurea — giocare a poker aiuta la capacità di concentrazione, di valutazione dei rischi e anche di leggere la persona che si ha davanti». Doti tutte utili nel mondo del lavoro.
Oltre al fatturato del settore, cresce anche il numero dei ragazzi che sognano di trasformare la passione per il gioco in una vera professione. Meno di un mese fa a Chia, in Sardegna, gli organizzatori hanno fatto la stessa domanda ai 700 studenti universitari arrivati per un torneo dal vivo: vista la crisi, quale può essere una buona professione per il futuro? D’accordo che erano in fila per un torneo e che l’atmosfera era proprio quella giusta, ma ha ha risposto «giocatore di poker» addirittura il 34 per cento. Uno su tre. Meglio del medico, stranamente arrivato al secondo posto, meglio dell’esperto del web, meglio del tronista che si è fermato al 5 per cento.