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Elenco completo3 giugno 2009
Poker online, nuova scommessa italiana Poker online, nuova scommessa italiana
Per il poker online i numeri so­no impressionanti. Lanciato a settembre 2008, nel primo mese gli italiani hanno giocato sui siti autorizzati 19 milioni di euro e mezzo. Nemmeno un anno dopo — secondo le stime di Agipro­news — sia­mo arrivati a 200 milioni di euro. Dieci volte tanto. E se guardiamo alle previsioni per tutto il 2009 il totale è di 2 miliardi. Grosso modo la stessa somma che gli italiani hanno speso per i regali di Natale del 2008.

Il ruolo del poker nel panorama nazionale ed internazionale è cambiato negli ultimi due anni in modo assolutamente radicale: da gioco considerato 'pericoloso' e associato molto spesso all'azzardo e all'illegalità si è trasformato in una passione da vivere alla luce del sole.

Due le novità che hanno reso possibile questo capovolgimento di fronte: la prima è la legalizzazione del gioco online che da meno di un anno è sbarcato sui siti autorizzati dai Monopoli di Stato eliminando (o quasi) i siti clandestini. La seconda è il Texas Hold’em, il poker sportivo che può far vincere tanto ma perdere al mas­simo la posta iniziale, senza il ri­schio di bruciarsi tutto in una not­te.

Questo nuovo modo di giocare a poker, arrivato direttamente dagli Usa, ha fatto esplodere la passione e l'interesse intorno al gioco: si perde al massimo la «tassa d’ingresso» che nella maggior parte dei tornei è sotto i 100 euro. Certo, c’è chi chie­de di più e chi organizza tornei a ripetizione nella stessa serata, fa­cendo salire di molto i rischi. Ma il grosso dei tornei dal vivo resta lon­tano dai numeroni da bisca. Una «calmierizzazione» del piatto che, a guardare le cifre, sembra aver funzionato. Resta stabile la fetta di italiani che dice di aver giocato a poker almeno una volta l’anno, il 40 per cento della popolazione adulta. Ma sono raddoppiati quelli che giocano «abbastanza regolar­mente », passati da 480 mila a 970 mila.

Secondo alcuni il poker è addirittura una carta da giocarsi per trovare un lavoro: se giocate a poker scrivetelo nel curriculum, dicono alcuni cacciato­ri di teste. «Come per gli scacchi — spiega Giuseppe Circosta di Ce­sop Communication, azienda che si occupa di orientamento post lau­rea — giocare a poker aiuta la capa­cità di concentrazione, di valuta­zione dei rischi e anche di leggere la persona che si ha davanti». Doti tutte utili nel mondo del lavoro.

Oltre al fatturato del settore, cresce anche il numero dei ragazzi che sognano di trasformare la passio­ne per il gioco in una vera profes­sione. Meno di un mese fa a Chia, in Sardegna, gli organizzatori han­no fatto la stessa domanda ai 700 studenti universitari arrivati per un torneo dal vivo: vista la crisi, quale può essere una buona profes­sione per il futuro? D’accordo che erano in fila per un torneo e che l’atmosfera era proprio quella giu­sta, ma ha ha risposto «giocatore di poker» addirittura il 34 per cen­to. Uno su tre. Meglio del medico, stranamente arrivato al secondo posto, meglio dell’esperto del web, meglio del tronista che si è fermato al 5 per cento.



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